Mal di testa nei bambini: 10 false credenze e miti da sfatare

mal di testa bambini

È facile dire mal di testa. Tanti sono i falsi miti e gli errori sul mal di testa, soprattutto su quello che colpisce bambini e ragazzi. Secondo l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, si tratta di un problema che colpisce circa 10 bambini e adolescenti su 100.

I mal di testa non sono tutti uguali, per questo vanno trattati diversamente. Bisogna infatti distinguere tra cefalee primarie e secondarie. Nelle prime, (emicrania, cefalea tensiva e cefalea a grappolo) il dolore alla testa è esso stesso malattia, mentre nelle seconde il mal di testa è solo un sintomo di altri problemi e malattie.

La forma di cefalea primaria più comune è l'emicrania. In Italia questa malattia neurologica genetica colpisce oltre l'8% dei bambini e dei ragazzi. La sua comparsa è legata anche alla presenza di famigliari che ne soffrono.

In occasione della Giornata nazionale del mal di testa che avrà luogo il 20 maggio, l'Ospedale romano ha reso noto un decalogo di false credenze che chiarisce alcuni dubbi:

1) IL MAL DI TESTA RIGUARDA SOLO GLI ADULTI

Non è vero. Riguarda anche i bambini, che possono soffrirne fin dai primi mesi di vita.

2) IL MAL DI TESTA E' SOLO UN FATTO PSICOLOGICO

Anche se quello psicologico ne è un aspetto, soprattutto nei casi più gravi, il mal di testa è legato a una predisposizione costituzionale soprattutto quando è una cefalea primaria.

3) I PROBLEMI DI VISTA CAUSANO IL MAL DI TESTA

Il mal di testa non è un sintomo diretto dei difetti della vista. Si esegue una visita oculistica per escludere un'ipertensione endocranica.

4) MAL DI TESTA DA SINUSITE? BASTA L'AEROSOL

La sinusite non colpisce i bambini al di sotto degli 8 anni perché i loro seni nasali non sono ancora ben sviluppati. Per questo, la sinusite associata a mal di testa e conseguenti cure con aerosol prima di questa età non sono corrette.

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5) NON SERVE LO SPECIALISTA

Non sempre un mal di testa è banale. Ci sono infatti dei casi in cui sono il sintomo di malattie più serie. Non occorre allarmarsi per un singolo episodio ma qualora sia più frequente occorre consultare un centro specializzato.

6) RESISTERE E RASSEGNARSI AL DOLORE

Convivere con una cefalea senza poter fare nulla? Non è così. I mal di testa non adeguatamente trattati possono comportare la sensibilizzazione delle aree del cervello che si occupano del dolore. Queste ultime cominceranno a interpretare come dolore anche i segnali di tipo non doloroso. Il rischio? Un aumento della frequenza degli attacchi.

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7) AUTOMEDICAZIONE

Mai affidarsi al fai da te ma le terapie devono essere sempre seguite da un medico. Sbagliare il dosaggio degli antidolorifici o assumerne più di 15 dosi mensili può infatti portare alla cronicizzazione del mal di testa.

8) GLI INTEGRATORI BASTANO A CURARE IL MAL DI TESTA

Anche se talvolta sono prescritti al posto dei farmaci, secondo i medici del Bambin Gesù, 

“non ci sono evidenze scientifiche sull'efficacia degli integratori a base di erbe per la cura del mal di testa. Ci sono studi che, invece, confermano l'elevata efficacia dell'effetto placebo in età pediatrica. Tra i bambini con cefalea arriva fino al 60%, percentuale pari a quella dei migliori farmaci. Effetto placebo non significa "ingannare", bensì stimolare con un meccanismo psicologico la produzione di sostanze con proprietà analgesiche: le endorfine”.

9) UN ANTIDOLORIFICO VALE L'ALTRO

Gli antidolorifici hanno effetti diversi in base al principio attivo In Italia è molto comune il paracetamolo, tuttavia il farmaco più usato per tenere sotto controllo il mal di testa è l'ibuprofene.

10) NON ESISTE PREVENZIONE

Falso, è possibile prevenire alcune tipologie di mal di testa. Come? Condurre una vita regolare evitando l'esposizione a temperature estreme, lo stress, le alterazioni del ritmo sonno-veglia e dormendo un adeguato numero di ore.

Per saperne di più sul mal di testa, LEGGI anche:

Spiega Massimiliano Valeriani, responsabile del Centro Cefalee del Bambino Gesù:

“Una serie di false credenze porta spesso ad approcciare il problema in maniera non corretta, con il rischio di cronicizzare il dolore o, ancor peggio, di medicalizzare il bambino. Il nostro compito è quello di fare chiarezza su questo tema, suggerendo di rivolgersi in prima istanza al pediatra o al medico di famiglia. Un passaggio necessario per inquadrare correttamente il problema e valutare se siano necessarie ulteriori indagini presso un Centro cefalee specialistico”.

Francesca Mancuso