Una protesta finita in tragedia, non ce l’ha fatta Sahar Khodayari, la 29enne tifosa di calcio iraniana che nei giorni scorsi si era data fuoco davanti a un tribunale di Teheran per protestare contro il divieto per le donne di entrare negli stadi.
Una protesta finita in tragedia. Non ce l’ha fatta Sahar Khodayari, la 22enne tifosa di calcio iraniana che nei giorni scorsi, si era data fuoco davanti a un tribunale di Teheran per protestare contro il divieto per le donne di entrare negli stadi.
Quelle ustioni sul 90 per cento del corpo le sono costate caro, alla fine la ragazza è morta in un ospedale della capitale iraniana. L’avevamo conosciuta per la sua tenacia e la sua battaglia contro le discriminazioni. Cos’era successo?
Il 12 marzo scorso, Sahar Khodayari era stata fermata allo stadio Azadi di Teheran. Si era travestita da uomo, visto il divieto di accesso alle donne. La sua colpa era quella di voler tifare per la sua squadra, l’Esteghlal e si era fatta un selfie per il quale è stata poi soprannominata ‘the blue girl’.
1/ Yesterday a girl set herself on fire! Her name is Sahar.
Sahar is 22 years old and her crime is entering the stadium to watch the game by the team she loves. Women in Iran are not allowed to enter the stadiums and watch the matches.👇 pic.twitter.com/09TV8e9omR— Maryam shariatmadari #FreeFromHijab (@Maryamshariatm) September 4, 2019
Come ha raccontato la sorella della donna all’agenzia di stampa Rokna: “Le guardie allo stadio l’avevano notata, mia sorella ha fatto resistenza ma poi ha ammesso il travestimento e così l’hanno arrestata”. Sahar Khodayari soffriva di disturbi bipolari ed era in cura da due anni.
La donna era stata arrestata e rinchiusa nel carcere femminile di Gharchak Varamin a sud di Teheran, ritenuto tra i peggiori in termini di condizioni di vita. A seguito della cauzione, Khodayari è stata rilasciata, ma quando il primo settembre si è recata in procura per riavere il suo cellulare, le è stato detto che avrebbe dovuto scontare una condanna a sei mesi per oltraggio al pudore.
Parole che l’hanno sconvolta a tal punto da versarsi addosso della benzina e darsi fuoco procurandosi ustioni di terzo grado nel 90 per cento del corpo. La sua storia ha riportato al centro del dibattito, una questione spinosa, quella della discriminazione allo stadio. Ricordiamo che l’Iran vieta l’ingresso alle donne e la pena è il carcere. Tempo fa, alcune attiviste iraniane avevano chiesto alla Fifa di intervenire, ma ad oggi tutto tace.
Leggi anche:
- Topless libero nelle piscine pubbliche di Barcellona: vietarlo sarebbe discriminatorio
- La strage delle donne rese schiave e uccise in Amazzonia di cui nessuno parla
Dominella Trunfio