Il mondo è disseminato di milioni di miniere ormai dismesse. E se venissero sfruttate per immagazzinare energia? Un team di scienziati ha sviluppato un modo per convertirle in batterie gravitazionali, usando della semplice sabbia
I vecchi siti minerari nascondono un enorme potenziale, specialmente in tempi di crisi energetica. A suggerirlo è una nuova ricerca scientifica realizzata dall’Institute for Applied Systems Analysis (IIASA), che illustra come potrebbero essere utilizzate per immagazzinare un’impressionante quantità di energia rinnovabile, che il Pianeta potrebbe utilizzare al bisogno.
Come? Grazie ad un’innovativa tecnica che prende il nome di Underground Gravity Energy Storage (UGES), che rappresenta un’efficace soluzione di accumulo di energia a lungo termine. Secondo i ricercatori le miniere dismesse potrebbero essere trasformate in batterie gravitazionali.
L’idea di fondo è quella di sfruttare la forza di gravità, facendo cadere la sabbia da un’altezza elevata in modo da convertire – tramite frenata rigenerativa – quell’energia in elettricità, da impiegare nei momenti più critici, quando i costi sono più elevati.
I componenti principali della tecnica UGES sono il pozzo, il motore/generatore, i siti di stoccaggio superiori e inferiori e le attrezzature minerarie. – spiegano gli esperti – Più profondo e ampio è il pozzo della miniera, maggiore è la potenza che può essere ottenuta dal sito e più grande è la miniera, maggiore è la capacità di accumulo di energia dell’impianto.
Una soluzione vantaggiosa e sicura
Oltre a garantire dei tempi di accumulo dell’energia molto lunghi, questo sistema presenta un altro notevole vantaggio. Infatti, l’uso della sabbia come mezzo di stoccaggio riduce il rischio di contaminazione delle risorse idriche sotterranee.
Per quanto riguarda, invece, i costi di investimento vanno da circa 1 a 10 dollari/kWh, mentre quelli di potenza sono pari a 2.000 dollari/kW. Il team di studiosi ha stimato che, prendendo in considerazione la quantità di miniere abbandonate sparse nel mondo (specialmente in Cina, India, Russia e Stati Uniti) il potenziale teorico globale oscillerebbe tra i 7 e i 70 TWh.
Per decarbonizzare l’economia occorre ripensare il sistema energetico sulla base di soluzioni innovative che utilizzino le risorse esistenti. – conclude Behnam Zakeri, coautore dello studio – Trasformare le miniere abbandonate in depositi di energia è un esempio delle molte soluzioni che esistono intorno a noi, dobbiamo solo cambiare il modo in cui le sviluppiamo.
Il numero di miniere chiuse o abbandonate è difficile da stimare, ma secondo delle stime sarebbero milioni. Soltanto in Australia ve ne sono circa 50.000, mentre negli Stati Uniti se ne contano oltre 550.000, di cui oltre 100.000 rappresentano un rischio ambientale significativo. Trasformarle in batterie gravitazionali sarebbe un ottimo modo per dar loro una seconda vita, sfruttandole a nostro vantaggio.
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