I cibi biologici sono sani, perché non vengono mai a contatto con pesticidi e additivi chimici nocivi all'uomo e all'ambiente e, grazie al metodo totalmente naturale con il quale vengono coltivati e trasformati, mantengono inalterato l'equilibrio tra sali minerali, vitamine e proteine. Sono sicuri, perché sottoposti a periodici controlli in ogni fase della loro produzione, dagli organismi di controllo riconosciuti ed incaricati della loro certificazione. Insomma, nutrono meglio e ci proteggono da sostanze pericolose. Ma se ci rendessero anche antipatici, egoisti e bacchettoni?
Sembra incredibile, ma è proprio quanto sostiene una "autorevole" ricerca della Loyola University , New Orleans, Usa, diretta dal dottor Kendall Eskine e pubblicata su Social Psychological and Personality Science . Eskine e colleghi hanno condotto uno studio su 62 volontari, tutti studenti universitari, che sono stati divisi in tre gruppi. Ogni gruppo ha osservato immagini di alimenti, spinaci e mele il primo gruppo, gelato o cioccolata il secondo, e alimenti neutri, come l'avena o la farina, il terzo. Chiamati ad esprimere le loro preferenze, in una scala da 1 a 7, su una serie di vignette che illustravano trasgressioni ed immoralità.
I ricercatori hanno così scoperto che le 20 persone che avevano guardato le immagini dei cibi biologici aveva espresso giudizi morali più duri, con una media di 5 punti nella scala della moralità, e praticavano meno volontariato degli altri partecipanti. Tanto è bastato per dedurre che i cibi biologici rendono antipatici, egoisti e bacchettoni.
Secondo i ricercatori, infatti, chi ama il cibo biologico sviluppa un'alta considerazione di sé e per questo risulta severo nei giudizi: "questi risultati suggeriscono che gli alimenti biologici possono indurre le persone ad affermare la propria identità morale, che attenua il desiderio di essere altruista", si legge nell'abstract.
Di conseguenza, chi "guarda" cibi biologici spesso risulta antipatico e non è disposto a aiutare uno sconosciuto. Poco importa, poi, se alcuni partecipanti non sapevano nemmeno cosa fosse un alimento biologico e se non c'era alcun legame tra il giudizio espresso e le proprie preferenze per gli alimenti biologici. O, ancora, il campione limitatissimo dei ragazzi analizzati. Questa dovrebbe essere scienza autorevole?
Roberta Ragni
La stampa ci ma messo del suo, però.
La curiosa indagine svolta nella culla del jazz, infatti, ha coinvolto tre gruppi di 20 persone (dai quali comportamenti è abbastanza arduo trarre considerazioni di valore planetario); a uno sono state mostrate fotografie di prodotti “salutistici” come frutta e verdura, a un altro alimenti “che consolano” (in Italia si potrebbero identificare con una nota crema spalmabile alla nocciola), all’ultimo comuni prodotti confezionati (riso, senape, fiocchi d’avena).
L’interpretazione corretta della curiosa ricerca, intanto, è che le 20 persone che hanno visto fotografie di frutta e verdura, le 20 che hanno visto fotografie di ghiottonerie, le 20 che hanno visto un pacco di riso si sono comportate in un certo modo, con i primi che tendono a giudicare con maggior severità comportamenti quali il sesso tra cugini o la ricerca di clienti in un pronto soccorso da parte di un avvocato e che dichiarano che dedicherebbero 13 minuti ad aiutare uno sconosciuto, contro i 19 minuti dichiarati dai secondi.
Come da ciò esca “chi mangia biologico è più antipatico”, sinceramente, non è per niente chiaro.
E pensare che per venir classificati “simpatici” nei titoli sarebbe bastato che chi aveva visto fotografie di mele e spinaci avesse dichiarato di apprezzare lo sciacallaggio dell’avvocato!
Cazzeggi, né più, né meno. Ma perché dar loro spazio?