| Conferenza di Copenhagen, inizia il conto alla rovescia |
| Venerdì 28 Agosto 2009 16:09 Scritto da alberto maria vedova | |||
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L'organizzazione non governativa, per l'occasione, ha installato presso il "Tempio della Terra" a Pechino cento statue di ghiaccio raffiguranti bambini. Perché al "Tempio della Terra"? Nessuna scelta è caso. Presso questo luogo sacro, infatti, gli imperatori cinesi pregavano per la prosperità della natura e per assicurarsi buoni raccolti. Le statue, ovviamente temporanee, simboleggiano il futuro incerto di oltre un miliardo di persone nel continente asiatico la cui sopravvivenza è minacciata dalla mancanza di risorse idriche. I cambiamenti climatici, infatti, stanno causando la perdita dei ghiacciai himalayani, indispensabili per l'esistenza di importanti fiumi come il Gange, l'Yangtze, il Mekong e il Fiume Giallo.
Secondo l'Intergovernmental panel on climate change se le temperature medie non dovessero diminuire, l'80 per cento dei ghiacciai dell'Himalaya, la terza porzione più grande al mondo di ghiaccio dopo Artico e Antartide, il "terzo polo" del Pianeta, andrà perduto nel giro di trent'anni. Anche i più recenti rapporti scientifici hanno dimostrato che per evitare il peggio, le emissioni di CO2 devono smettere di salire entro il 2015 e devono essere portate il più vicino possibile allo zero entro il 2050.
Intanto, in India, a Nuova Delhi, per segnare l'inizio del conto alla rovescia per Copenaghen, è stata inaugurata un'altra scultura di ghiaccio raffigurante il numero "100" su un mappamondo gigante. Le sculture sono state realizzate con le acque dei fiumi himalayani. "La ricchezza futura di India e Cina si sta letteralmente sciogliendo al sole", commenta Yang Ailun: "Mancano appena cento giorni prima che i leader del mondo raccolgano la sfida della prima minaccia ambientale per il genere umano e trovino a Copenaghen l'accordo per scongiurare la più grave minaccia ambientale per l'umanità". Tante azioni e manifestazioni, ma quello che occorre è un'azione urgente prima che si giunga al punto di non ritorno. Sul social network Facebook è possibile iscriversi a Road To Copenhagen e attendere secondo per secondo, il fatidico giorno: 7 dicembre 2009. Alberto Maria Vedova
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Sculture di ghiaccio in Cina e a Nuova Delhi. Navi nell'Artico e mega striscioni sui ghiacciai svizzeri. I guerrieri verdi non si fermano mai. Soprattutto se mancano cento giorni ad un evento tanto atteso. La conferenza Onu sui cambiamenti climatici di Copenhagen, l'evento che dovrebbe portare alla creazione di un nuovo accordo sul clima in sostituzione di quello di Kyoto sta arrivando. Il countdown è partito e Greenpeace non sta a guardare.
"Siamo oggi qui per sottolineare il rischio catastrofico che sta correndo il nostro Pianeta", spiega Yang Ailun, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace in Cina. "La scomparsa dei ghiacciai himalayani mette a rischio la disponibilità idrica di un quinto della popolazione mondiale. Se i leader del mondo non troveranno un accordo serio a Copenaghen, i bambini di oggi avranno gravi problemi di accesso all'acqua potabile".














- il necessario sviluppo dei paesi poveri
- l’uscita dalla crisi dei paesi ricchi ?
C'è il rischio di nuovo di rinviare il tutto o di creare scadenze poco verificabili. Intanto abbiamo navi che smaltiscono veleni vicino le coste africane e società petrolifere che stanno distruggendo tutto il delta del Niger. E' necessario che da Copenaghen emerga qualcosa da fare fin dal giorno dopo, è l'unico modo per verificare una effettiva volontà.
francesco zaffuto