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Gli oceani sono diventati, ahinoi, delle vere e proprie discariche.  L'enorme isola di rifiuti di plastica, la Pacific Trash Vortex che galleggia nell'Oceano Pacifico continua a crescere inarrestata, affermandosi, di fatto, come la più grande discarica del Paese, raggiungendo un'estenzione quasi doppia rispetto a quella degli Stati Uniti. 

Già nel 1997, un marinaio americano, tale Charles Moore, scoprì la prima discarica oceanica a ridosso delle Hawaii: «Ogni volta che arrivavo sul ponte per rilevare l'orizzonte, vedevo una bottiglia di sapone, un tappo di bottiglia o una scheggia di plastica ballonzolare. Ero nel mezzo dell'oceano - dice Moore - e non c'erano un posto in cui potessi spostarmi per evitare la plastica».

Da quel momento in poi, il Capitano Moore ha dedicato la sua vita allo studio e alla messa in opera di progetti che potessero scongiurare questo problema, attraverso la AMRF (Algarita Marine Research Foundation), che si occupa di preservare l'ambiente marino e di portare avanti studi e ricerche che siano in grado, in qualche modo, di contribuire alla risoluzione del problema, proprio come hanno fatto tante altre menti eccelse, le quali hanno ideato dei modi singolari per salvare gli oceani, vediamo quali.

isola riciclata

Un progetto ambizioso ma degno di nota è quello dell'architetto olandese Ramon Knoester, la cosiddetta Recycled Island, un'isola creata nell'Oceano Pacifico, tra le Hawaii e San Francisco, con lo scopo di creare una zona abitabile galleggiante, sfruttando i rifiuti di plastica presenti in buona parte della superficie marina. Si tratta di un'idea che si basa sulla costruzione di un habitat sostenibile, col materiale ottenuto dal riciclaggio della plastica dispersa nell'oceano; un'isola indipendente che sfrutti l'energia del sole e del vento, in armonia con l'ambiente, ma purtroppo costosa da realizzare.

    2) Eco-robot mobile

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Un'idea altrettanto green ma più facilmente realizzabile è quella dell'Eco-robot mobile progettato da Ejiuson Ueda, un sistema di piattaforme dotate di depuratori e stoccaggio per i rifiuti, in attesa di una loro “riconversione”. Il sistema verrebbe controllato attraverso dei satelliti che permetterebbero di elaborare dati specifici sulla zona in questione, al fine di un intervento immediato da chi di competenza. Si tratta di veri e propri sistemi di filtraggio che trattengono i rifiuti e rilasciano l'acqua pulita. Un'idea che potrebbe contribuire a salvaguardare in maniera concreta la vita delle specie marine minacciate dalle distese di plastica.

    3) The Sea Chair Project

A nostro avviso, l'idea più ingegnosa è quella di tre studenti del Royal College of Art, Alexander Groves, Azusa Murakami e Kieren Jones. I tre hanno dimostrato - attraverso uno speciale strumento - come la costa sud occidentale del Regno Unito sia colma di granelli di plastica. Il progetto, The Sea Chair Project, ha lo scopo di trasformare una imbarcazione da pesca a strascico in una fabbrica di sedie riciclate da esporre poi all'evento Milan 2012. L'idea di accumulare i rifiuti in superficie attraverso la rete, per poi trattarli sullo stesso peschereccio (alimentato da energia pulita) è valsa al gruppo il 4° posto al Victorinox Time To Care Award.

    4) Imbarcazioni di raccolta negli oceani

    The_Sea_Chair_Project_Ship

Un altro progetto che si basa su imbarcazioni di raccolta rifiuti, non prevede invece la presenza dell'uomo. Si tratta di navi senza equipaggio, comandate attraverso l'uso di tecnologia GPS e alimentate da energia solare ed eolica, con lo scopo di raccogliere soprattutto i rifiuti galleggianti attraverso un sistema di ruote a pale (come quello dei battelli, per intenderci) che incanalino all'interno dell'imbarcazione i detriti che questa trova lungo il suo tragitto. Una volta raccolta la quantità di rifiuti prevista, questi possono essere riciclati a terra, evitando così di limitarsi allo spostamento del problema dal mare alla terraferma.

Non sappiamo se queste soluzioni saranno efficaci, ciò che è certo è che l'inquinamento degli oceani aumenta giorno dopo giorno e bisogna correre ai ripari...

Sebastiano Piras

Commenti   

 
Bruno
+2 #1 Bruno 2012-05-06 13:46
Bene, oggi, girando su internet ,ho constatato che uno studente inglese ha "inventato" la soluzione migliore per risolvere il problema.Peccato che sia lo stesso che io ho postato gia molti anni fa . Chissà che qualcuno si renda conto della portata di tale progetto .Comunque non potrà appropiarsi della idea visto che è su internet da molto prima a nostro nome , dico nostro perchè ad alcuni , questa idea è veramente piaciuta.Meglio andare via dal Italia comunque....basta che uno studentello conosca l' Inglese e l' italiano per metterci regolamente nel sacco .Bruno Corriani , cercava finanziatori gia nel 2007 per questo progetto,medita Piras, il primo nemico del cervello italiano è l' Italia.... Besos!!!!!!!!!!
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