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Arance. La Coca Cola, dopo l'incontro col Governo, fa un passo indietro e torna a comprare gli ingredienti per la sua Fanta dagli agricoltori di Rosarno. Ma a che prezzo? È scoppiato qualche giorno fa lo scandalo della multinazionale accusata di acquistare arance dalla Calabria, ed in particolare da Rosarno ad un prezzo davvero molto basso. A denunciarlo è stata un’inchiesta della rivista inglese The Ecologist, ripresa anche dal The Indipendent, che ha portato sotto gli occhi di tutti le situazioni di sfruttamento cui sono sottoposti i produttori di arance calabresi.

Gli agrumi, utilizzati per produrre la celebra Fanta, sono originari della zona di Rosarno, dove centinaia di immigrati africani irregolari lavorano, ridotti quasi alla schavitù per i miseri stipendi percepiti.

Ma non si tratta di una novità. Già dal 2009 si parla della situazione dei lavoratori di Rosarno. A questo punto la nota casa di bevande ha deciso di voler chiudere le porte a questa oscura vicenda e, dopo aver smentito le accuse, ha annullato tutti gli ordini riguardanti le arance di Rosarno. E questa non è di certo una buona notizia per i coltivatori della zona: “Al danno – ha spiegato qualche giorno fa il sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi- si aggiunge la beffa. Il proprietario di un'azienda di trasformazione delle arance mi ha telefonato per comunicarmi che la Coca Cola ha disdetto il contratto per tutelare la sua immagine. Se la notizia verrà confermata la nostra economia subirà un danno devastante”.

A questo punto, la Coca Cola ha fatto un ulteriore passo indietro e ha annunciato due giorni fa che le arance calabresi di Rosarno non sarebbero del tutto sparite dalle lattine della Fanta. A confermarlo è stato il ministro delle Politiche agricole Mario Catania, che avrebbe spinto Coca Cola a farsi carico delle proprie responsabilità: "Abbiamo chiesto a Coca Cola di rimanere sul nostro mercato e l'azienda ci ha assicurato che intende farlo e che intende continuare a comprare in Italia tutte le arance che sono necessarie alla produzione dei soft drinks che vengono commercializzati dall'impresa in Italia. La multinazionale non lascia Rosarno e i produttori della Piana di Gioia Tauro, anzi, ho appreso con soddisfazione che ci sarà, in futuro, un incremento nell'acquisto di succhi concentrati dalla Calabria e dalla Sicilia. Oltre a ciò, negli anni a venire, sarà adottata una contrattazione pluriennale tra le aziende, che darà modo ai soggetti a tutti i livelli della filiera di avere la necessaria serenità, senza il bisogno di rinegoziare annualmente prezzi e quantitativi".

Tutto è bene quel che finisce bene. Ma quella di Rosarno è solo la punta di un iceberg. Dall'incontro al Ministero delle politiche agricole del 6 marzo, alla presenza di Catania e di una delegazione della Coca Cola Company, composta da Salvatore Gabola, Direttore generale degli Affari pubblici per l'Europa, è emerso che occorre superare i problemi di questo tipo, che affliggono il settore agroalimentare: "Sarà comunque necessario - ha aggiunto il Ministro Catania - uno sforzo di tutti, delle Istituzioni, delle Organizzazioni agricole e delle imprese, per rafforzare la filiera agrumicola meridionale, salvaguardando un reddito adeguato per gli agricoltori e corrette condizioni di lavoro per i salariati. A tal fine il Ministero riunirà quanto prima tutti gli attori della filiera per porre le condizioni di una crescita durevole del settore. In questo quadro, giocherà sicuramente un ruolo positivo la nuova normativa varata dal governo sulle relazioni commerciali all'interno della filiera, che prevede contrattazioni scritte e tempi certi di pagamento".

Dal canto suo Gabola si è difeso dicendo che “l'azienda non ha mai avuto intenzione di ritirarsi dal mercato italiano e dalla Calabria. Il marchio Fanta non lascia il mercato locale e non lascia Rosarno. Le notizie riportate nei giorni scorsi erano erronee e riguardavano solo un fornitore, ma dato l'eco ricevuta abbiamo scelto di intraprendere da subito la contrattazione con i fornitori calabresi”. Inoltre, Gabola aggiunge che “è nostra intenzione realizzare contratti più sostenibili”.

Soddisfatta Coldiretti, che con una nota del presidente di Coldiretti della Calabria Pietro Molinaro ha fatto sapere: Registriamo positivamente la disponibilità di Coca Cola che, su sollecitazione del Ministro delle politiche Agricole Mario Catania, ha dichiarato l'impegno a continuare a lavorare con gli agrumicoltori della Piana di Rosarno-Gioia Tauro”. E conclude: No all’aranciata che spreme agricoltori, lavoratori e inganna i consumatori. E', però, indispensabile per Coldiretti formulare degli accordi che non prescindano dal riconoscimento dei costi di produzione e dalla remunerazione del prodotto garantendo un prezzo all'agrumicoltore almeno di 15 centesimi al chilo passando anche attraverso un accorciamento della filiera”.

Francesca Mancuso

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