| Copenhagen 2009: le posizioni di tutti i Paesi al giro di boa della conferenza |
| Lunedì 14 Dicembre 2009 11:24 Scritto da Simona Falasca | |||
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Stipulato nel dicembre 1997, il Protocollo di Kyoto, che scadrà a dicembre del 2012, è attualmente l'unico documento internazionale giuridicamente vincolante in materia di cambiamenti climatici e prevede, per i paesi firmatari, una riduzione mondiale delle emissioni inquinanti di almeno il 5% nel 2012 in rapporto al 1990. CINA-INDIA-BRASILE-SUDAFRICA-SUDAN: Fedele al Protocollo di Kyoto, la posizione congiunta presentata da questi Paesi che, capitanati da Cina e India, hanno redatto un documento in risposta alla bozza di accordo preparata dalla presidenza danese, giudicata fin dall'inizio "inaccettabile" dai Paesi più poveri, consiste in una richiesta di rafforzamento del trattato firmato nella città giapponese. Ciò significa, estendendo i paramentri di Kyoto al 2020 e moltiplicandoli dunque per 8 (gli anni che separano il 2012, data di scadenza del protocollo, alla nuova data di riferimento del 2020) un taglio del 40% delle emissioni di CO2 rispetto al 1990. Il testo pubblicato nei giorni scorsi da Le Monde, si pone come obiettivo primario quello di limitare nei prossimi due anni a due gradi l'aumento della temperatura media del pianeta e chiede espressamente "ai Paesi industrializzati che non hanno sottoscritto il Protocollo" (Stati Uniti in primis) di assumere gli stessi impegni, sottoscrivendo il trattato.
E' proprio agli Usa che si appella la Cina, rivolgendosi direttamente al presidente Barack Obama per trovare un accordo concreto al vertice di Copenhagen ponendo come condizione l'aumento del taglio messo sul piatto della bilancia da parte dei Paesi più industrializzati, ma offrendo in cambio un ruolo costruttivo nei negoziati e la disponibilità a contribuire ad aiutare le nazioni in via di Sviluppo con le nuove tecnologie verdi, in modo che non siano interamente a carico dei Paesi industrializzati.
La bozza prevede infatti una forma di aiuto finanziario ai Paesi poveri attraverso l'istituzione di un "Fondo globale del clima" gestito dall'ONU - e non di una Banca Mondiale come suggerito dagli USA - che operativamente si avvarrebbe dell'attuale "Fondo per l'ambiente mondiale", già esistente da oltre dieci anni. A prescindere dalla bozza preparatoria comune, nel concreto ecco l'impegno chiesto ai paesi industrializzati e quello messo offerto dai singoli stati della coalizione che è sono stati espressi in questi giorni:
Questo innalzamento degli obiettivi dell'Europa è fermamente portato avanti da FRANCIA e GRAN BRETAGNA con Nicolas Sarkozy che, secondo quanto dichiarato dal suo ministro per l'Ambiente, Jean Louis Borloo, vorrebbe portare "al più presto possibile" la posizione europea verso una riduzione del 30% delle emissioni di gas serra. Pressa per la stessa finalità anche Londra, ma il presidente francese che sarà a Copenaghen il 17 e 18 dicembre, si impegnerà "a morte" per la creazione di una organizzazione mondiale dell'Ambiente, incaricata di far applicare le promesse del summit di Copenaghen, secondo un responsabile del Wwf. Anche dalla RUSSIA, arrivano segnali di "buona volontà": il Cremlino fa sapere che è disposto a superare il Protocollo di Kyoto e tagliare le emissioni di CO2 del 25%. Confermata poi la partecipazione del presidente russo Dmitri Medvedev nella capitale danese alla fine della prossima settimana anche perché sarà l'occasione per firmare con gli USA il nuovo Start, il Trattato sulla riduzione delle armi strategiche di teatro scaduto lo scorso 5 dicembre. Questa dunque la situazione dalla quale si partirà in questi ultimi 5 giorni per cercare di avvicinare le varie posizioni e trovare finalmente un accordo che sia politicamente e non solo formalmente vincolante per ridurre le emissioni. Palla al centro, dunque, anche perché lo sprint finale ci sarà alla fine della settimana quando giungeranno a Copenhagen oltre 100 leader e capi di stato provenienti da tutto il mondo, è a loro che riponiamo le speranze per centrare l'obiettivo. Ma speriamo che in questi giorni si mettano arrivino degli "assist" in grado di far segnare il gol più importante per il nostro Pianeta. Simona Falasca
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