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Oggi si parla sempre più spesso di agricoltura biologica, prodotti bio, filiere corte e pratiche agricole ecosostenibili, senza dimenticare che in Italia il consumo dei prodotti biologici, nell’ultimo anno, è aumentato del 7%. Ma quanto ne sappiamo davvero sull’argomento? greenme.it ha realizzato per voi una guida per saperne di più ed essere in grado di scegliere consapevolmente cosa e come acquistare sul banco del mercato e nei negozi.

All’interno troverete informazioni utili per approfondire il tema dell’agricoltura biologica: la normativa europea e quella italiana ancora al vaglio, il lavoro dei contadini, i processi di produzione, i requisiti delle colture biologiche, il sistema di coltivazione, controllo e certificazione, l’etichettatura dei prodotti, ma anche la differenza tra agricoltura biologica e biodinamica, le ultime novità in tema di OGM e infine un piccolo glossario per familiarizzare con i termini del biologico.  

Cos’è l’agricoltura biologica? 
Prima di addentrarci nei riferimenti normativi che regolano il mondo dell’agricoltura biologica, è bene soffermarsi sul significato di questo termine e sui suoi principi fondamentali.  
Con la definizione “agricoltura biologica” si identifica quel sistema di produzione agricolo che, da un lato, punta ad offrire al consumatore prodotti freschi, genuini e privi di sostanze chimiche; dall’altro cerca di ridurre il più possibile l’impatto ambientale dell’attività agricola
, facendo in modo che ogni fazzoletto di terra venga utilizzato nel rispetto dei suoi cicli naturali e quindi in modo eco-sostenibile. 
Oltre alla terra, l’agricoltura biologica riserva naturalmente una grande attenzione anche al rispetto degli animali, dell’aria e dell’acqua
.  


  
Quest’ultima – in particolare - non è soltanto un fattore determinante del ciclo agricolo, ma soprattutto una risorsa vitale, che deve essere preservata e ben gestita per continuare ad alimentare nel tempo la vita di piante e animali
. I contadini convertiti al bio infatti, gestiscono in modo attento, scrupoloso ed efficiente l’acqua che hanno a disposizione e cercano di mantenere pulite le risorse idriche presenti sul territorio.  

Punto fermo dell’agricoltura biologica è anche la salvaguardia della biodiversità, ovvero la presenza e lo sviluppo di specie e varietà differenti di piante e animali sul territorio. 
Tra i concetti fondamentali dell’agricoltura biologica va ricordata anche la stagionalità dei cibi; i contadini bio infatti si impegnano ad ottenere solo prodotti di stagione - anche perché le tecniche utilizzate in agricoltura biologica difficilmente consentirebbero a determinati prodotti di crescere e maturare fuori stagione.

Altro elemento base è  la filiera corta, dove il raccolto viene messo sul mercato direttamente dal contadino o, in alternativa, dai rivenditori presenti nelle vicinanze dei luoghi di produzione. Nasce così l’espressione “a chilometri zero”, con la quale si identificano tutti quegli alimenti che non subiscono grandi spostamenti dal momento della produzione e della raccolta a quello della vendita. Abolendo, o accorciando sensibilmente i tragitti delle merci, si garantisce la loro freschezza e un impatto minimo sull’ambiente. 

Il lavoro dei contadini biologici 

Nel rispetto dei principi dell’agricoltura biologica, gli agricoltori bio fertilizzano i terreni utilizzando materiali organici - come il letame - e attuano tecniche agricole tradizionali, come la rotazione delle colture, che prevede di lasciare periodicamente a riposo (a maggese – vi ricordate nei sussidiari scolastici l’abc del perfetto contadino?) una parte del terreno coltivato. Un modo per incoraggiare la naturale fertilità delle terre, senza necessità di sfruttarle in modo intensivo. Altra tecnica usata dai contadini biologici è la consociazione: si interrano in parallelo piante sgradite ai parassiti della pianta accanto. 


  
Oltre a questi sistemi, gli agricoltori biologici usano fertilizzanti naturali
, escludendo così l’uso di sostanze sintetiche e pesticidi, in grado di alterare i prodotti coltivati, e naturalmente bandiscono anche l’uso di organismi geneticamente modificati (OGM). 
Per garantire la sopravvivenza e il benessere dei terreni coltivati biologicamente, gli addetti al settore interrano piante in grado di ospitare tutti quegli animaletti che mangiano i parassiti pericolosi per le coltivazioni
. In questo modo si garantisce anche una barriera protettiva e naturale contro l’inquinamento.   
In caso di malattie, per la cura del terreno, gli agricoltori biologici usano sostanze vegetali, animali o minerali, ovvero: estratti di piante, insetti predatori di parassiti, farina di roccia o minerali naturali, che correggono chimicamente il terreno. Ricorrono all’uso di medicinali tradizionali molto raramente e solo nei casi previsti dai regolamenti europei.
 

 Uno sguardo all’allevamento biologico 

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L’allevamento degli animali con metodo biologico è fortemente legato alla terra; il numero dei capi di bestiame che possono essere allevati in una fattoria biologica è infatti strettamente legato alla superficie disponibile. Anche i sistemi di allevamento utilizzati devono soddisfare i bisogni degli animali, garantendo loro la possibilità di muoversi liberamente.  
In base a ciò che stabilisce la legge in tema di allevamento biologico, sono vietati il trapianto degli embrioni e la manipolazione genetica
per produrre razze più efficienti, mentre durante il trasporto da un luogo all’altro gli allevatori devono garantire il benessere degli animali. Per questo si consiglia di effettuare brevi spostamenti, che non affatichino o disturbino troppo il bestiame.  


Naturalmente, gli allevatori - al momento della macellazione o dell’abbattimento degli animali – devono far in modo di limitare il più possibile la tensione durante il processo e garantire la possibilità di identificare chiaramente l’animale proveniente da allevamento biologico e quello da allevamento tradizionale.  
Anche l’allevamento biologico segue delle norme ben precise stabilite dall’Unione Europea, attraverso il Regolamento CE 1804/99, convertito in decreto ministeriale nel 2000. Gli addetti utilizzano tecniche conformi alle esigenze degli animali
– ad esempio allevandoli all’aperto e nutrendoli, secondo il loro fabbisogno nutritivo, con foraggio biologico coltivato sui loro stessi terreni o nelle zone limitrofe. Evitano tecniche o sostanze che possano forzare la crescita degli animali, bandiscono alcuni metodi industriali di gestione dell’allevamento e per la cura delle malattie utilizzano soprattutto rimedi omeopatici e fitoterapici

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